Svezia green energy entro il 2040

La Svezia punta a essere 100% green entro il 2040

gennaio 5, 2017 12:27 am Pubblicato da Lascia il tuo commento




La Svezia è nota per porsi obiettivi sempre più ambiziosi nel campo energetico ed ambientale. Recentemente ha stabilito un importante traguardo da raggiungere: entro il 2040 vuole ricavare tutta l’energia elettrica di cui ha bisogno esclusivamente da fonti rinnovabili. Grazie all’evoluzione tecnologica le fonti rinnovabili vengono sviluppate e migliorate nella loro resa quotidianamente.

 

Esistono diverse tipologie di fonti, ma la caratteristica che le unisce alla base è il fatto che il loro utilizzo non pregiudica la loro disponibilità nel futuro. Si può produrre energia utilizzando differenti fonti dal sole al vento, dall’acqua alla terra. Sicuramente le più conosciute sono l’energia solare, attraverso l’uso di pannelli fotovoltaici per l’elettricità e pannelli termici per l’acqua calda sanitaria, e l’energia eolica, trasformata in energia meccanica attraverso, ad esempio i tradizionali mulini a vento, o indirettamente in elettricità, come con le pale eoliche.

Si può produrre energia rinnovabile anche da altri fonti come l’acqua, in particolare da cascate, onde e maree, e il calore della Terra. In questo caso si possono riscaldare ambienti ed edifici attraverso il calore proveniente dal sottosuolo: la notevole differenza di temperatura tra la superficie e il sottosuolo crea un flusso naturale discendente.

 

Inoltre proprio la Svezia è famosa per ricavare energia dai rifiuti: solo l’1% dei rifiuti prodotti finiscono in discarica, il resto viene riciclato o utilizzato per produrre energia. Può sembrare paradossale ma addirittura la Svezia importa rifiuti dagli altri Paesi Europei.

 

Attualmente la Svezia, un paese con quasi 10 milioni di abitanti, ricava il 57% del suo fabbisogno energivoro totale da fonti rinnovabili e si pone di arrivare al 100% in meno di quindici anni. Sicuramente un obiettivo a dir poco ambizioso e per raggiungerlo punterà soprattutto sull’eolico, solare e idroelettrico come ha affermato Anne Vadasz Nilsson, direttrice generale dell’Ispettorato svedese per i mercati energetici. Grazie allo sviluppo tecnologico l’energia eolica è sempre più a buon mercato e si spera rimpiazzi le centrali nucleari presenti nel paese scandinavo, produttrici del restante 43% dell’energia richiesta.

Sono anni che la Svezia si contraddistingue per difendere il pianeta: fu una delle prime nazioni al mondo ad imporre una pesante tassa sui combustibili fossili già nel 1991, successivamente fece un altro passo fondamentale nel 2005 quando vennero pubblicate le linee guida nazionali per accelerare lo sviluppo delle fonti rinnovabili ovvero il Making Sweden an Oil-Free Society. I governi che si sono susseguiti hanno continuato una linea politica “verde” come ad esempio l’annuncio del piano per affrancarsi dalle energie fossili dichiarato dal primo ministro Stefan Löfven in concomitanza con la COP21 di Parigi. Anche la produzione nucleare sembra proprio che verrà abbandonata da quanto afferma sempre la direttrice Anne Vadasz Nilsson: non verranno costruiti i nuovi reattori che erano in programma non solo per una questione ambientale, ma anche per gli elevati costi di sicurezza e di gestione dei rifiuti prodotti.

 

Lo stesso ministro delle Finanze, Magdalena Andersson, ha annunciato di presentare al Parlamento svedese la proposta sull’abbattimento della tassa sull’energia solare riguardante gli impianti di potenza superiore a 255 kW. Questa quasi totale azzeramento (pari al 98%) favorirà nuovi investimenti nell’ambito dell’energia solare soprattutto per l’area commerciale ed industriale, in quanto gli impianti residenziali sono inferiori agli 255 kW di potenza.

Per raggiungere l’obiettivo carbon free entro il 2040 si stima che l’energia solare dovrà passare dall’attuale 0,1% al 5-10%. Proprio per raggiungere tale traguardo sarà istituito anche un sussidio pari al 60% del costo complessivo per l’installazione di una batteria domestica al servizio di un impianto fotovoltaico (che mediamente comporta un risparmio sull’energia elettrica del 40%, fonte Accumulo-Fotovoltaico.it), fino al limite massimo di 50.000 corone, pari circa a 5.300 euro. L’obiettivo dietro a questa strategia è duplice: da una parte si cerca di incentivare l’autoconsumo dell’energia domestica prodotta, dall’altra di creare una rete elettrica per il futuro delle smart cities.

 

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Questo articolo è stato scritto da Emiliano Micheli